Avvocato Filippo De Luca - Patrocinante in Cassazione
 
 

Gli effetti della Sentenza della Corte Costituzionale del 23/07/2015 n° 185 in materia di recidiva obbligatoria (anche nei processi di mafia)
News inserita il: 24/06/2016

http://www.palermotoday.it/cronaca/mafia/operazione-hybris-cassazione-condanne-nicchi.html

LA NOTIZIA (PALERMOTODAY 24.06.16)
Mafia, definitive le condanne per boss e gregari di Pagliarelli: 20 anni a Nicchi

Diventano definitive 18 condanne emesse con il rito abbreviato per altrettanti boss e gregari del mandamento di Pagliarelli, arrestati nell'ambito dell'operazione “Hybris” del luglio 2011. La Cassazione ha infatti confermato la sentenza d'appello emessa il 19 dicembre del 2014 e ha deciso di annullare con rinvio – ma solo per rideterminare la pena – le condanne di altri 5 imputati.

A scontare la pena più pesante sarà il boss Gianni Nicchi, “delfino” del capo storico del mandamento Nino Rotolo: 20 anni. Definitive anche le condanne per Giovanni Adamo (10 anni e  4 mesi), Vincenzo Annatelli (6 anni e 8 mesi), Giuseppe Bellino (9 anni e 4 mesi), Salvatore D'Ambrogio (5 anni e 4 mesi), Vincenzo Di Gaetano (10 anni), Luigi Giardina, cognato di Nicchi, (6 anni), Maurizio Lareddola (14 anni), Alessandro Longo (4 anni e 8 mesi), Salvatore Mirino (6  anni e 8 mesi), Mariano Morfino (6 anni e 8 mesi), Davide Pagliaro (1 anno), il commerciante  Francesco Russo (2 anni), Alessandro Sansone (6 anni), Giampiero Scozzari (10 anni), Paolo  Suleman (8 anni), Giovanni Tarantino (6 anni e 8 mesi) e Giuseppe Zizo (6 anni e 8 mesi).

Giardina e Sansone erano a piede libero, il secondo si è consegnato. Annullate con rinvio le condanne inflitte a Giovanni Castello (11 anni e 4 mesi), Gioacchino Martorana, difeso dall'avvocato Filippo De Luca (9 anni), Marcello Viviano, difeso da Nino Caleca e Valerio Vianello (10 anni), Michele Armanno (16 anni) e Filippo Burgio (9 anni).


LA SENTENZA

La Sentenza della Corte Costituzionale del 23/07/2015 n° 185 ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’art. 99, comma 5, c.p., come sostituito dall'art. 4 della l. 5 dicembre 2005, n. 251 (Modifiche al codice penale e alla legge 26 luglio 1975, n. 354, in materia di attenuanti generiche, di recidiva, di giudizio dicomparazione delle circostanze di reato per i recidivi, di usura e diprescrizione), limitatamente alle parole “è obbligatorio, e”.
                La Corte Costituzionale con il propriointervento ha evidenziato che l'applicazione obbligatoria della recidiva,svincolata dall'accertamento in concreto sulla base dei criteri applicativiindicati e affidata alla sola indicazione del titolo del nuovo delitto, vieneprivata di una base empirica adeguata a preservare il fondamento dellacircostanza aggravante in commento, consistente nell'attitudine della ricadutanel delitto ed esprimente una maggiore colpevolezza e pericolosità del reo,risolvendosi in una presunzione assoluta di più accentuata colpevolezza omaggiore pericolosità, del tutto irragionevole.
      I Giudicidella Consulta hanno affermato in sentenza: “[…]Nel caso di specie, il rigido automatismo sanzionatorio cui dà luogo la normacensurata – collegando l’automatico e obbligatorio aumento di penaesclusivamente al dato formale del titolo di reato commesso – è del tutto privodi ragionevolezza, perché inadeguato a neutralizzare gli elementi eventualmentedesumibili dalla natura e dal tempo di commissione dei precedenti reati e daglialtri parametri che dovrebbero formare oggetto della valutazione del giudice,prima di riconoscere che i precedenti penali sono indicativi di una piùaccentuata colpevolezza e di una maggiore pericolosità sociale del reo. L’obbligatorietà
stabilitadal quinto comma dell’art. 99 cod. pen. impone l’aumento della pena anchenell’ipotesi in cui esiste un solo precedente, lontano nel tempo, di pocagravità e assolutamente privo di significato ai fini della recidiva […]
       Risultadel tutto evidente che prima dell’intervento della Corte Costituzionale avutoriguardo all'art. 99, comma 5, c.p, era stata palese la violazione siadell’art. 3 Cost., essendo rimasto precluso ogni tipo di accertamento sullaconcreta significatività del nuovo episodio delittuoso sotto il profilo dellapiù accentuata colpevolezza e della maggiore pericolosità del reo, chedell’art. 27, comma 3, Cost., in quanto la preclusione dell'accertamentogiurisdizionale della sussistenza, nel caso concreto, delle condizioni“sostanziali” legittimanti l'applicazione della recidiva rendeva la penapalesemente sproporzionata , vanificandone, già alivello di comminatoria legislativa astratta, la finalità rieducativa.