Avvocato Filippo De Luca - Patrocinante in Cassazione
 
 

Quando testimone è il Presidente della Repubblica
News inserita il: 15/10/2014

Gli imputati eccellenti Totò Riina e Leoluca Bagarella (nonché l’ex Ministro Mancino) non potranno assisterealla testimonianza del Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano,chesarà resa dallo stesso all’udienza che si celebrerà il 28 ottobre, nell’ambitodel cosiddetto processo sulla trattativa Stato – mafia.

Questa è infatti la decisioneadottata con ordinanza, non immune da critiche, dai giudici della Corte di Assise di Palermo,presieduta dal Dott. Alfredo Montalto.

Ma perché il Giudici si sonoespressi in tal senso, impedendo di fatto che gli imputati possano partecipareall’udienza?

Semplice, quest’ultima, verràcelebrata al Quirinale, unica sede in cui il capo dello Stato può renderetestimonianza secondo quanto disposto dall’art 205 c.p.p. (il quale statuisceche la testimonianza del Presidente della Repubblica e' assunta nella sede incui egli esercita le funzioni di Capo dello Stato), e tale sede, secondo laCorte di Assise gode di una “immunita” che impedisce la presenza degliimputati.

Nell’ordinanza,infatti è dato leggere: "Rilevainnanzitutto un profilo di carattere generale e di natura costituzionaleconnesso all'immunita' della sede in cui deve essere compiutol'atto (Corte Costituzionale n 1/2013) che impedisce, adesempio, anche l'accesso delle forze dell'Ordine, e quindi al giudicedi disporne, con la conseguenza che non sarebbe possibilene' ordinare l'accompagnamento di un imputato detenuto con la scortane', piu' in generale, assicurare l'ordine durante l'udienza, cosi' comeavviene nelle udienze che si svolgono nelle aule a cio' preposte”.

Questo per laCorte il primo motivo di esclusione del pubblico e degli imputati.

I Giudici hannopoi proseguito : “Invero, quantoall'esclusione del pubblico va osservato che il principio dellapubblicita' del giudizio non ha valore assoluto potendo cedere in presenzadi particolari ragioni giustificative, purche' tuttavia obiettive erazionali (Corte Costituzionale n. 212/1986) e, nel caso del dibattimentopenale, collegate all'esigenza di tutela di beni a rilevanzacostituzionale (Corte Costituzionale n12/1971), …”.

Quindi ad avvisodei giudici il principio di pubblicità del processo soccomberebbe in presenzadelle esigenze connesse alle speciali prerogative di cui gode la Presidenzadella Repubblica.

Ma non sirischiano eccezioni di nullità del processo che potrebbero essere avanzate inseguito dalle difese degli imputati?

Ben consapevoledi ciò la Procura della Repubblica di Palermo aveva dato parere favorevole allapartecipazione all’udienza degli imputati Riina e Bagarella attraverso lavideoconferenza (che permette la presenza a distanza degli imputati dal carcereove sono detenuti) .

In effetti,potrebbe palesarsi una violazione dell’art. 178 c.p.p che prevede il dirittodell’imputato di intervenire personalmente in udienza.

Tuttavia, laCorte di Assise sempre nella propria ordinanza ha statuito che le norme sullavideoconferenza non possono essere applicate in quanto quest' ultimae' prevista dall'articolo 146 bis c.p.p. soltanto per leattivita' svolte nell'aula di udienza (cosi' come si ricava anchedal comma 6 che equipara il luogo  da cui l'imputato sicollega, appunto, all'aula di udienza) e non anche per leattivita' processuali da svolgersi al di fuori di essa.

Ma se mi è consentito esprimere unparere, il processo potrebbe ulteriormente essere viziato anche da un’altracircostanza.

I Giudici, perdirimere la questione, sui vari se e come inerenti la testimonianza del Capodello Stato hanno mutuato l’art. 205 del codice di procedura penale il quale siapplica nel caso di esame “a domicilio” dei testimoni.

In particolare,e qui potrebbe nascere il problema, il comma 2 del su citato articolo recita:” “L'esame si svolge con le forme previstedagli articoli precedenti, esclusa la presenza del pubblico. L'imputato e lealtre parti private sono rappresentati dai rispettivi difensori. Il giudice,quando ne è fatta richiesta, ammette l'intervento personale dell'imputatointeressato all'esame”.

Orbene, inprimis, l’articolo prevede l’esclusione del pubblico; in secondo luogo,l’articolo è chiarissimo anche su un altro punto e cioè che quando l’imputatone faccia richiesta il Giudice non può non ammettere il suo intervento.

Per ultimo efacendo un passo indietro, va osservato che la partecipazione degli imputatimediante videoconferenza non avrebbe reso necessario il presidio del Quirinaleda parte delle Forze dell’Ordine, cosa che in effetti è vietato dalla legge.

Tante lequestioni giuridiche per una testimonianza che ha per oggetto una lettera chevanne inviata al Presidente Napolitano dal suo consigliere giuridico LorisD'Ambrosio nel giugno di due anni fa.
In quest’ultima D’Ambrosio pur ribadendo la propria correttezza, si dicevapreoccupato di essere stato usato come “ingenuo e utile scriba” di “cose utilia fungere da scudo per indicibili accordi” nel periodo tra il 1989 ed il 1993.

Giova ricordareche in quegli anni, D'Ambrosio era stato in servizio all'Alto commissariato perla lotta alla mafia ed in seguito  alministero di Grazia e Giustizia.

Avv. Filippo De Luca